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Cammino Lauretano

La vittoria di Lepanto è intimamente legata al Santuario di Loreto












LA BATTAGLIA DI LEPANTO


IL 7 OTTOBRE 1571 A LEPANTO
NELL'ARMATA VENDICATRICE
DEL MONDO CRISTIANO FURONO
BEN CENTO E OTTO GLI ACCORSI
DA QUESTO TERRITORIO SOVENTE
BATTUTO DA INCURSIONI TURCHESCHE
E NON PIU' CHE SEI RITORNARONO
CON PAOLO GIGLI CAPITANO
DA QUELLE ACQUE FATTE GLORIOSE
DI EROISMO E DI TRIONFO


Una lapide sul castello di Porto Recanati - dove vivo - ricorda il capitano Paolo Gigli che guidò alla battaglia di Lepanto centonove recanatesi, di cui "non men che sei ritornarono".


ANTEFATTI 

Per oltre un secolo infatti, più precisamente dal 1456 al 1562 la vita del Porto di Recanati fu travagliata da incursioni e minacce di scorrerie dei pirati Turchi.

Nel lontano 1480 a Recanati si dette inizio alla ricostruzione del porto, con un progetto di Baldassarre degli Ortoni di Bologna del 1412. Nel 1520, dopo aver già costruito buona parte di un molo e dei magazzini merci, con grande soddisfazione delle autorità di Recanati, si dette inizio alle attività portuali. Iniziarono quindi ad attraccare grossi barconi da cui vennero scaricate e stoccate merci per l’importante fiera annuale di Recanati; fiera che solitamente durava diversi mesi. In quell’anno sbarcò un marinaio albanese di nome Daicù, che in seguito iniziò a lavorare come manovale nel porto; in breve si ambientò e fu benvoluto da tutta la comunità, fino ad essere considerato come uno del posto; tale Daicù iniziò a frequentare una ragazza del posto di nome Maria Giri. Ben presto però nell'anno 1520 si scoprì il vero volto di Daicù; in una notte di settembre si presentarono davanti al porto due navi di ladroni Turchi con più di cento pirati di Solimano. Appena sbarcati saccheggiarono e incendiarono tutte le poche case del posto, massacrando molte persone, facendo prigionieri gli uomini più validi, per portarli ad Istambul e metterli ai remi come schiavi sulle loro imbarcazioni. I pirati si misero poi in marcia verso Loreto, dove saccheggiarono e incendiarono la basilica. Durante il loro ritiro, Daicù sparì; fu allora che si scoprì che era una spia al soldo dei Turchi, era stato mandato sul posto per valutare le forze di difesa e l'accesso alla Basilica di Loreto, per saccheggiarla. In seguito tutto il materiale che serviva per la costruzione del porto, fu invece utilizzato per la ricostruzione della basilica e migliorarne la fortificazione, diventando di fatto l’unica basilica cristiana fortificata. La costruzione del porto non fu più ripresa.


LA BATTAGLIA

Nell’ anno 1571 il Pontefice Papa PIO V, volendo dotare le proprie galere di remigi (uomimi ai remi), ordinò alla città di Recanati di arruolare n° 108 remiganti agli ordini del capitano Paolo Gigli. Questi furono imbarcati sulla galera Elbigina, composta da crociatimarchigiani,  che quando l’ammiraglia turca riuscì a penetrare per un lato nello schieramento cristiano si sacrificò buttandosi contro l’ammiraglia turca. Fu così che i marchigiani presero il controllo della nave ammiraglia, uccisero Mehmet Alì Pascià e misero fine alla battaglia.


 

LA MADONNA DI LORETO
La vittoria di Lepanto è intimamente legata al Santuario di Loreto. Il culto speciale alla Madonna del Rosario ebbe origine e sviluppo dopo questa storica battaglia. La vittoria fu ottenuta mediante il visibile patrocinio della Vergin Loretana. L’invocazione “Aiuto dei Cristiani” venne aggiunta alle Litanie Lauretane dopo questa vittoria. Anche San Pio V attribuì la vittoria alla Vergine di Loreto. Come ricordo e come riconoscenza nei medaglioni degli “Agnus Dei” fece porre l’immagine di Loreto con sopra le magnifiche parole: “Vera Domus florida quae fuit in Nazareth”. Sotto volle che si scrivesse: “Sub tuum praesidium” per far comprendere a tutti a chi si doveva attribuire il merito della vittoria. Dato che la vittoria di Lepanto avvenuta nel giorno in cui le confraternite del Rosario facevano tradizionalmente particolari devozioni. Pio V stabilì che il 7 di ottobre fosse giorno festivo consacrato a S. Maria delle Vittorie sull’Islam, Gregorio XIII trasferì la festa alla prima domenica del mese di ottobre con il nome di Madonna del Rosario. Altro fatto che ci fa vedere l’intervento della Vergine Loretana nelle sorti della battaglia. Mentre Marcantonio Colonna, comandante dell’armata papale, partiva per l’Oriente, la moglie Donna Felice Orsini con altre dame si portò a Loreto a pregare per lo sposo e per la vittoria. Passò giorni e notti in devotissima preghiera. Un giovane ebreo vedendo il suo fervore e la sua fede si convertì e ricevette il Battesimo in Santa Casa. Donna Orsini gli fece da madrina e se lo prese come paggio. Roma preparò un ingresso trionfale al condottiero dell’armata papale, ma il Duce cristiano, riconoscendo che il merito della vittoria non era suo ma della Vergine di Loreto, differì il ritorno alla Capitale e venne a Loreto a ringraziare la Madonna. Tutta l’armata papale approdò al Porto di Recanati. Il comandante, gli ufficiali e i cristiani liberati dai Turchi, a piedi, con il capo scoperto, cantando inni di gioia e di ringraziamento, salirono al colle loretano” . Nel 1576 venne a Loreto Don Giovanni d’Austria. Egli veniva a sciogliere il voto fatto cinque anni prima alla Madonna, quando partì per la battaglia di Lepanto. Fino allora ne era stato sempre impedito da pressanti affari politici e militari. Nel cuore dell’inverno, a cavallo, venne a Loreto da Napoli. Appena vide da lontano il Santuario, si fermò, s’inchinò e si scoprì il capo in segno di riverenza. “Poiché alla benedetta Cella pervenne, fatta una general confessione, alla Madonna grazie infinite rendette; né di ciò appagato, aggiunse allora al voto già adempiuto un ricco dono di danari. Come ebbe soddisfatto al voto ed alla pietà, a Napoli ritornò, seco portando un gran desiderio di quella amabilissima Signora di Loreto”. Circa 40.000 erano i rematori dell’armata turca a Lepanto. Moltissimi di essi erano cristiani. Quindicimila furono liberati nella grande battaglia e riportati in Europa sulle navi cristiane. “E’ assai noto che nella medesima giornata, prima che al fatto si desse principio, gli schiavi cristiani dai Turchi posti alle catene per vogare, si votarono a Santa Maria di Loreto per la libertà loro”. Tutti poi o in gruppo o alla spicciolata vollero venire a Loreto a sciogliere il loro voto. “E vollero che quivi restasse di tanto celeste beneficio qualche memoria: lasciarono alla loro Liberatrice le catene che ai remi gli tenevano legati”. Queste catene servirono per fabbricare le cancellate dei dodici altari della navata centrale della Basilica, dove rimasero a perenne ricordo per quasi due secoli. Infine “essendosi poste alle dette Cappelle li balaustri di marmo, furono levati quei cancelli, e quel ferro commisto indistintamente con altro fu impiegato in occorrenze di varie fabbriche spettanti all’istesso Santuario”. Con le catene degli schiavi venuti a Loreto furono fatti, oltre le cancellate delle Cappelle, i quattro cancelli della Santa Casa che ancora si conservano al loro posto per ricordo. Con le grandi lance fu fatto un recinto alla fontana del Maderno e con le frecce una caratteristica cancellata a una Cappella della Basilica. Furono infine asportati tutti, perché corrosi dalla ruggine e soprattutto perché un’altra linea s’imponeva nelle Cappelle per armonizzare con i nuovi altari. 

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